Lavorare come interprete in ambito cinematografico è un’esperienza esaltante e, allo stesso tempo, difficile. Come per ogni altro incarico, è richiesta una grande preparazione a monte: non solo linguistica, ma anche e soprattutto cinematografica.
Infatti tradurre un attore/attrice o un/una regista, vuol dire in primis conoscerne la filmografia: le citazioni sono sempre dietro l’angolo e, inoltre, occorre ricordarsi anche la traduzione dei titoli dei film italiani (che, come sappiamo, sono molto spesso completamente diversi dall’originale).
Quali sono gli step da seguire per la preparazione?
Una volta acquisito l’elenco (questo accade soprattutto nei festival di cinema) degli artisti che andremo a tradurre, bisogna studiare la biografia di ognuno di questi insieme alla filmografia. Non dimentichiamoci che spesso la provenienza geografica degli artisti incide non solo sul modo di parlare, ma anche sulla loro produzione artistica.
Una volta esaurito questo step, si passa al successivo: la visione dei film. A seconda del tempo che abbiamo a disposizione, spesso breve, bisogna fare una scrematura dei film che si devono necessariamente guardare prima di arrivare all’incarico. Solitamente se l’artista è di un certo calibro e ha una lunga carriera alle spalle, si scelgono i film che l’hanno reso più noto/a.
Questo chiaramente ci consente di conoscere più da vicino la persona che andremo a tradurre, la sua cifra stilistica e di capire come ciò che racconta è strettamente connesso al contesto storico e sociale in cui vivono i protagonisti dei suoi film. Non dimentichiamoci, inoltre, che per noi italiani i titoli dei film non vengono quasi mai mantenuti in lingua originale. Una delle maggiori sfide per chi traduce in questo ambito è proprio quella di ricordare la traduzione dei suddetti titoli, che spesso può essere molto diversa dall’originale.
Vi ricordate, ad esempio, il caso emblematico del film “The eternal sunshine of the spotless mind”? Ecco, in questo caso il titolo italiano è “Se mi lasci, ti cancello”. Proprio per questo è sempre utile, sia quando si traduce in simultanea che in consecutiva, avere a portata di mano un file che raccoglie i titoli in entrambi le lingue.
Quali sono gli altri contesti in cui lavora un interprete di cinema?
Oltre alle proiezioni dei diversi film in gara, durante i festival si svolgono numerose conferenze stampa, reportage e interviste. Trattandosi di eventi internazionali, gli scambi avvengono in diverse lingue, soprattutto in inglese. Per assicurare la corretta comprensione degli oratori, gli interpreti di conferenza offrono i propri servizi.
Il Palazzo dei Festival (nel caso di Venezia) dispone di sale attrezzate per l’interpretazione simultanea, dotate di ricevitori, trasmettitori a infrarossi e cuffie d’ascolto. In questo modo, durante il festival, gli interpreti possono tradurre in tempo reale gli interventi degli oratori, ad esempio, durante le cerimonie di apertura e di chiusura.
Durante le interviste o le conferenze stampa, se il film presentato o il cast del film è straniero, l’interpretariato di conferenza è più che indispensabile. Gli oratori che intervengono in una lingua straniera sono dotati di cuffie. Possono anche essere compresi dal pubblico e capire le domande poste o gli interventi degli altri partecipanti grazie al lavoro degli interpreti.
Un altro contesto è quello delle “Junket interviews” (anche dette “press junket”). Si tratta di un momento interamente dedicato alle interviste del cast con la stampa del paese in cui il film viene presentato, durante il quale la presenza dell’interprete è fondamentale. I ritmi di lavoro di una junket possono essere molto stressanti, visto che si hanno a disposizione pochi minuti per tradurre domande e risposte, ma con la giusta tecnica e tanta pratica, si può imparare a gestire anche questi momenti di pressione.
Per saperne di più, ti aspetto alla mia masterclass “L’interprete nel cinema” che si terrà a maggio 2026.

